Quando vi rivolgete ad un medico che vi opererà o vi curerà dovete pretendere spiegazioni, chiarezza, semplicità. In cambio voi gli darete la vostra completa fiducia.
E' vostro diritto e suo dovere.
Una delle cose che personalmente faccio sempre è la spiegazione integrale di quello che succederà durante l'intervento chirurgico. Spiego la tecnica, i tempi, i rischi, gli scopi e se necessario mi aiuto con dei disegni.
Vi piacerebbe sapere cosa fa un chirurgo?
Ve lo spiego cercando di essere schematico e breve nello stesso tempo.
Affrontare un intervento chirurgico da parte del medico è un atto molto impegnativo. Richiede parecchie qualità e soprattutto un'ottima conoscenza delle tecniche chirurgiche.
Non si opera mai alla cieca. Un chirurgo che deve effettuare un intervento sa già cosa deve fare.
Ogni intervento chirurgico ha dei tempi stabiliti. Nel corso degli anni si sono sviluppate tecniche precise che si ripetono all'infinito fino alla nuova (eventuale) tecnica che rivoluziona quelle precedenti. Si sa cosa "tagliare", quando e come, si conoscono la successione degli eventi, i gesti ed i movimenti.
Per questo motivo un intervento non è mai "improvvisato" ma segue i passi stabiliti da chi l'intervento l'ha inventato, modificato, perfezionato negli anni. Ogni chirurgo può avere una sua manualità ma i tempi dell'intervento sono sempre gli stessi. Esiste così la "colectomia secondo Miles" o l"'isterectomia secondo Wertheim", interventi eseguiti con le tecniche inventate dal primo chirurgo che le eseguì o le descrisse.
Ai giorni nostri è molto rara la modifica radicale di una tecnica chirurgica (l'anatomia umana non cambia con il progresso...) è possibile invece una modifica o un'invenzione che riguarda l'aspetto tecnico dello stesso (strumentazione, materiali, sicurezza...).
E' fondamentale anche la forma fisica e mentale poichè ogni intervento, anche quello più "semplice" richiede uno sforzo fisico e mentale non indifferente. Sono convinto che un bravo chirurgo è quello che mantiene un po' di "stress" all'inizio di ogni intervento, anche dopo decenni di esperienza.
Lo stress ti induce a stare particolarmente sveglio, a non abbassare la guardia a non sottostimare l'evento. L'eccessiva tranquillità rischia di rilassare troppo il cervello. Ma sono opinioni, c'è chi la pensa all'opposto di come la vedo io sostenendo che un buon chirurgo dopo anni di attività ha "sorpassato" la fase di stress.
Lo stress ti induce a stare particolarmente sveglio, a non abbassare la guardia a non sottostimare l'evento. L'eccessiva tranquillità rischia di rilassare troppo il cervello. Ma sono opinioni, c'è chi la pensa all'opposto di come la vedo io sostenendo che un buon chirurgo dopo anni di attività ha "sorpassato" la fase di stress.
Non scrivo un articolo che spiega come diventare chirurghi nè un trattato di chirurgia, sono solo brevi e generali cenni giusto per far capire cos'è un intervento chirurgico e come si svolge durante tutto il tempo in cui il paziente è in anestesia. Spero di non essere complicato o noioso e che questo articolo sia visto come opportunità di informazione generica su un evento che coinvolge molti di noi. La descrizione degli eventi è per forza di cose abbastanza superficiale poichè approfondire ogni singolo aspetto risulterebbe praticamente incomprensibile ai non addetti ai lavori. Ogni intervento chirurgico poi, ha le sue peculiarità ed anche per questo ho preferito mantenermi sul generico.
Ingresso nel blocco operatorio
Il chirurgo vestito "in borghese" o con il camice di reparto, entra nella stanza filtro. Dovrà spogliarsi dei suoi abiti, liberarsi degli oggetti (orologi, collane, anelli...) ed indossare i càmici puliti della sala operatoria. Indosserà pure mascherina e cappellino chirurgico.
Entrato al blocco si identifica la persona da operare, si legge la cartella, si ripassa il caso e si risolvono eventuali piccoli dubbi (per esempio con l'anestesista).
Disinfezione del chirurgo
In gergo si dice "lavarsi". Il chirurgo, ricevuto l'ok dall'equipe di sala operatoria e dall'anestesista, procede al lavaggio delle mani.
Tramite una soluzione disinfettante laverà la mani e l'avambraccio fino al gomito per parecchi minuti ed utilizzando pure una spazzolina per lo spazio sotto le unghie, naturalmente non dovrà toccare nulla con le mani ed il sistema di lavaggio (rubinetto e lavandino) sono fatti apposta per questo: il flusso d'acqua ad esempio, inizia appena il chirurgo si avvicina al lavandino (con una cellula fotoelettrica che fa iniziare il flusso d'acqua).
Entrata in sala operatoria
Il chirurgo è "lavato". Si può procedere alla vestizione con gli indumenti sterili. L'addetto alla sala operatoria passa al chirurgo il camice sterile (ormai quasi dovunque è "usa e getta") e successivamente i guanti. Anche in questa fase, naturalmente, il chirurgo non deve toccare nulla e non deve essere toccato nella sua parte anteriore del corpo. Un addetto alla sala operatoria penserà ad allacciare posteriormente il camice di chi opera.
In questi minuti l'anestesista provvede ad "intubare" (in caso di anestesia generale con intubazione) cioè a collegare il paziente da operare ad un macchinario che ne sosterrà le funzioni vitali durante l'intervento.
Si prepara il "campo operatorio": questa fase consiste nel disinfettare la parte da operare e sistemare successivamente dei teli sterili che lasciano scoperta solo quella. Il resto del corpo del paziente è coperto da questi teli e la parte finale del telo si "solleva" davanti al viso del paziente per impedirgli di vedere cosa accade davanti a lui (non è piacevole vedere gente all'opera dentro il tuo corpo...) ma anche per far concentrare il chirurgo sulla parte da operare.
Ultimi preparativi: si sistema bene la luce della lampada scialitica (quella lampada che illuminerà la parte da operare), si avvicina il tavolino degli strumenti chirurgici (si chiama "servitore") e si fissano cavi, tubi di aspirazione, placche e tutto il resto.
A quel punto con il benestare dell'anestesista e se tutto il personale di sala operatoria è pronto si inizia con l'intervento.
Inizia l'intervento
L'equipe è pronta. In genere è composta dal primo chirurgo (colui che materialmente esegue l'intervento), l'aiuto (chi lo aiuta nelle fasi dell'operazione), uno strumentista (che prepara gli strumenti necessari e li porge al chirurgo che li richiede quando servono), l'anestesista e l'equipe di sala che effettuano tutte le manovre necessarie al buon svolgimento dell'intervento (ci sono sempre tante cose da fare, di continuo).
Si incide la cute del paziente con il bisturi.
Per ovvi motivi non mostrerò video di interventi chirurgici e quindi dovrete un po' immaginare le cose che descrivo. Per i più "coraggiosi" su You Tube esistono centinaia di video (anche molto impressionanti...) su varie tecniche chirurgiche.
Non voglio tenere naturalmente un corso di chirurgia sto solo cercando di spiegare alcune cose che chi sta sempre dalla parte del paziente raramente conoscerà in altro modo. Un argomento che raramente si ha modo di approfondire o di capire nella maniera corretta.
Il bisturi è qualcosa del genere:
Un manico (di plastica, quando lo strumento è usa e getta altrimenti d'acciaio) con all'estremità la lama chirurgica.
La lama del bisturi è, come si sa, affilatissima. Per incidere la cute è necessaria una certa pressione (potrei paragonarla alla metà della forza che si usa per tagliare con il coltello una fetta di carne) che però dipende anche dalla zona da incidere e dalla costituzione della persona da operare.
Prendiamo come esempio un intervento addominale come potrebbe essere un'appendicectomia (rimozione dell'appendice), un'isterectomia (rimozione dell'utero) o un intervento alla vescica. L'intervento effettuato incidendo l'addome si chiama laparotomico (=che incide l'addome) ma esistono altre tecniche, come quella laparoscopica (=che guarda dentro l'addome) che se interessa spiegherò in un prossimo articolo.
Incisa la cute si attraversano vari strati dell'addome: prima il sottocutaneo, lo strado adiposo (più o meno spesso), la fascia muscolare (una sorta di membrana bianco-rosa madreperlacea che ricopre i muscoli addominali), poi i muscoli (gli addominali), il peritoneo (che è una membrana sottile e lucida che ricopre l'addome).
Per oltrepassare ognuno di questi strati ci si può servire secondo la situazione, la tecnica o le abitudini del chirurgo del bisturi, della forbice o persino delle dita dell'operatore.
Nel frattempo se qualche vaso sanguigno dovesse sanguinare, si procederà all'emostasi, cioè alla chiusura del vaso sanguinante, con un punto o con l'elettrobisturi che "cauterizza", coagula, il vaso sanguigno che perde sangue. Se il vaso non è particolamente grande (e quindi la perdita di sangue è molto limitata), quest'operazione potrà essere eseguita in un secondo momento.
Penetrato il peritoneo si è nella cavità addominale e si può procedere all'intervento chirurgico previsto.
Per rimuovere un organo esistono delle tecniche ben precise con passaggi obbligati, tempi precisi e movimenti ripetuti a memoria.
Ho già scritto che non si opera "a caso" ma secondo tecniche ben consolidate. Bisogna conoscere bene l'anatomia umana, soprattutto i legamenti e la presenza ed il decorso dei vasi sanguigni. Ogni incisione o asportazione è calcolata e si muove entro precisi limiti e punti.
Durante un intervento possono succedere vari imprevisti ma la maggiorparte di questi fanno parte dei "rischi conosciuti" ed il chirurgo quindi sa che possono accadere, sa anche "quando" possono accadere e sa porvi rimedio.
Altre (rare) volte possono avvenire imprevisti assolutamente eccezionali o gravi.
Vi possono per esempio essere delle malformazioni dei vasi sanguigni che colgono impreparato chi opera oppure una lesione preesistente che quindi il chirurgo non si aspettava. Tutto questo può causare un "intoppo", un incidente di percorso che nella "perfezione" chirurgica fa entrare in crisi l'intero sistema.
E' come se ognuno di noi percorresse per dieci anni la stessa via, sempre dritta e senza ostacoli, per andare al lavoro e dopo anni, per una volta, in mezzo alla strada apparisse un masso ad interrompere la nostra corsa. Il rischio di sbandare sarebbe davvero alto.
Ma se si mantiene la concentrazione, si resta freddi e si fa ciò che si deve (e non si è particolarmente sfortunati), in genere l'ostacolo è superato senza troppi danni.
Per questo il lavoro del chirurgo è eccezionale. Non è mai di "routine", nemmeno in un intervento...routinario. Non esiste l'intervento senza rischi, non esiste il chirurgo che non ha mai sbagliato. L'intervento chirurgico è un atto umano, di alto livello ma pur sempre con l'incognita dietro l'angolo. E' vero che esistono anche qualità personali che rendono un chirurgo un "ottimo" operatore. Ho conosciuto grandi medici che nel campo chirurgico avevano molti limiti ed al contrario chirurghi geniali che si perdevano nella prescrizione di un farmaco. Come in tutte le attività umane non esiste chi è bravo in tutto.
Quando bisogna asportare un organo quindi bisogna conoscere tutti i vasi sanguigni che lo irrorano, i legamenti che lo tengono fisso nella sua posizione e le strutture che lo circondano, come detto l'anatomia per un chirurgo è la bibbia quotidiana: sai cosa devi fare se conosci perfettamente quello che troverai.
Lo scopo è quello di interrompere tutto ciò che arriva all'organo (vasi sanguigni, legamenti, tessuti...), sezionandolo e legandolo con fili di sutura ed infine asportare la parte che ci interessa.
Per "chiudere" ( si dice anche "clampare", dall'inglese "to clamp", chiudere, pinzare, serrare) qualcosa che arriva all'organo da asportare (ammettiamo un vaso sanguigno) serve una pinza, a esempio questa:
Si chiama "Pean" e serve proprio a "chiudere" un vaso sanguigno (per questo è detta anche "pinza emostatica"). Si usano due pinze: una vicino l'organo da asportare ed una poco più lontano (distanziate di pochi millimetri). Abbiamo così un piccolo tratto di tessuto delimitato da due pinze chirurgiche (sto sempre semplificando, naturalmente...). Chiuso il vaso possiamo sezionare. Si taglia con la forbice la piccola parte compresa tra le due pinze e così abbiamo fatto la prima sezione chirurgica.
Si mette un punto dietro la pinza più lontana dall'organo da asportare (quindi si "chiude" il tessunto e gli eventuali vasi sanguigni che contiene) e per questo si usa ago e filo. L'ago chirurgico assomiglia ad un amo da pesca. E' un semicerchio di acciaio più o meno curvo e più o meno grande, le sue dimensioni dipendono dal tipo di tessuto e dalla zona da suturare.
Oggi gli aghi sono già dotati di filo (un tempo gli aghi erano senza filo e questo veniva "montato" sull'ago al momento di utilizzarlo).
Fino a pochi anni fa uno dei materiali più usati per costruire fili chirurgici derivava dalle interiora di animali e veniva chiamato "cat gut". Questo materiale è stato bandito dopo la comparsa di casi di "mucca pazza" proprio perchè di derivazione animale, il suo posto è stato preso da fili in materiale sintetico resistentissimi.
La dimensione dell'ago ed il tipo di filo può variare secondo l'uso previsto (suturare la cute, chiudere un vaso sanguigno, eccetera...).
L'ago si afferra con una pinza specifica che si chiama "porta aghi", questa (di lunghezza variabile, come quasi tutti i ferri chirurgici):
Con l'ago quindi si trapassa il tessuto da chiudere (e con l'ago il filo) e si può procedere al nodo chirurgico.
Il "nodo chirurgico" è un normale nodo (più o meno come il primo nodo per allacciare le scarpe ma ripetuto più volte, cinque, sette volte almeno). In questo modo abbiamo sezionato e chiuso un vaso sanguigno o un tessuto, lo abbiamo "isolato" dal resto del corpo e così possiamo procedere con gli altri tessuti per asportare l'organo malato. Il nodo chirurgico se eseguito correttamente è praticamente eterno, non si può più sciogliere.
Questi "passi" si ripetono per ogni tessuto da tagliare, da chiudere e da asportare.
Asportato l'organo o risolto il problema si controlla l'emostasi ovvero che non vi siano perdite di sangue o tessuti danneggiati.
Nel frattempo l'anestesista continua a monitorare tutti i parametri del paziente attraverso i sensori ed il monitor e riportandoli nella cartella anestesiologica.
In genere in sala operatoria vi è un silenzio particolare (scandito dai segnali degli strumenti di monitoraggio) che serve a tutti per concentrarsi ed al paziente per non avvertire anche inconsciamente una situazione di disagio.
Conclusione dell'intervento
Si può procedere al lavaggio della cavità addominale con soluzioni di acqua tiepida, si ricontrolla di nuovo che tutto sia a posto (un controllo in più non è mai eccessivo) e se vi siano sanguinamenti. In genere la fase finale dell'intervento è molto più "rilassata" della precedente, spesso anche i chirurghi si lasciano andare rispetto a prima, siamo nel momento meno delicato e lo stress inizia a diminuire, ci si scambia qualche parola, si discute più di prima.
Gli strumentisti procedono alla "conta dello strumentario" ovvero se tutte le garze preparate all'inizio, gli strumenti chirurgici e gli aghi utilizzati nel corso dell'intervento corrispondono in numero a quelle presenti alla fine (e quindi tutte le garze, gli strumenti e gli aghi sono "fuori", non rischiano di essere "dimenticati" dentro il paziente).
Vi stupirò scrivendo che la possibilità di "dimenticare" una garza nell'addome del paziente non è per nulla qualcosa di impossibile. Una garza impregnata di sangue diventa praticamente indistinguibile alla vista dal resto dei tessuti e dal sangue presente durante un intervento. Strano ma vero.
Per questo motivo la conta finale delle garze è un momento importante e fondamentale. Esistono due conteggi di "sicurezza" uno prima dell'intervento (per assicurarsi che il numero di garze sia corrispondente a quello "dichiarato" dalla confezione che le contiene) ed uno alla fine. Allo stesso modo si contano strumenti ed aghi chirugici. Negli ultimi anni si è puntato moltissimo sulla sicurezza in sala operatoria ed oggi siamo ad un livello altissimo dove anche un errore ha la possibilità di essere corretto in tempo più che sufficiente tramite controlli incrociati, livelli di allarme e schede di controllo (le check list di sala operatoria stanno diventando quasi paranoiche...ma è giusto così).
Quando un conteggio non corrisponde (per esempio risulta una garza in meno rispetto a quelle iniziali) la sala operatoria viene praticamente rivoltata per controllare se la garza è caduta, è finita in un anfratto o in mezzo ai teli chirurgici, questo perchè la conta deve essere sempre perfettamente corrispondente.
Se è tutto a posto si può procedere alla sutura di tutti gli strati dell'addome incisi fino alla sutura della cute.
Si disinfetta e l'intervento è concluso.
L'operatore si "spoglia" dell'abbigliamento sterile e riporta su un registro (obbligatorio) tutti i tempi, la descrizione e le annotazioni riguardanti l'intervento, firmando lo stesso con il suo nome.
Il paziente va in sala risveglio per riprendersi dall'anestesia.
Come state?
E' tutto finito, tutto bene, ora si torna in reparto dai parenti, problema risolto.
Al prossimo intervento...
:)















Commenti (46)
poi la chiosa finale... :D
Sempre in attesa dell'articolo sul metodo Bates et similia! ;-)
Io entrai in sala operatoria alle 7 per una semplice appendicectomia... alle 7.30 annullarono tutti gli altri interventi ed io uscii alle 14....
Mia moglie... vabbè, fu un incubo...
Davvero grazie per aver condiviso queste "esperienze" (mi permetto di virgolettarlo perché non so fino a che punto sia corretto chiamarle in questo modo) con noi.
Decine. Dipende da tante cose (tipo di intervento, difficoltà, tecnica che si utilizza...) ma in genere si utilizzano alcuni gruppi di strumenti (mettiamo 6-7) ognuno formato a sua volta da 4-10 pinze (per esempio 4 tipi di forbici, ognuna serve per un tipo di tessuto...).
Un esempio di "set" chirurgico potrebbe essere questo (purtroppo è un'immagine piccolissima ma rende l'idea).
ci sono strumenti diversi per parti diverse del corpo?
Ci sono strumenti "comuni" (le forbici ad esempio sono di varie taglie e tipi ma sempre forbici sono) ed altri specifici per un tipo di chirurgia o un organo (per esempio la pinza per "isolare" l'uretere che è il "canale" che traporta l'urina dal rene alla vescica).
ammazza che fortuna!
Mamma mia...
O_O
"un silenzio particolare (scandito dai segnali degli strumenti di monitoraggio) che serve a tutti per concentrarsi" ; questo succede a te ed in ER (medici in prima linea). Adesso tutti ci diamo la carica con la musica a tutto volume che in sala operatoria il paziente non noterà mai perchè ha altri pensieri per la testa. "Non esiste l'intervento senza rischi, non esiste il chirurgo che non ha mai sbagliato".Diamo un'immagine seria, è vero; "In cambio voi gli darete la vostra completa fiducia". Ehm , tanto se sbaglia adesso ci sono gli studi legali che iniziano gratuitamente il contenzioso e garantiscono il pagamento della parcella a risultato raggiunto! Wewee a quando un bel post sulla medicina difensiva?
Sui medici (quelli che aggiustano le Ferrari, non gli omeopati chiaramente) assediati dalle denunce?
Scherzi a parte, complimenti per lo stile divulgativo.
Saluti cordiali
Approfitto per fare due domande:
Cosa succede ai punti di sutura interni?
Perché il chirurgo si lava estremamente bene le mani, visto che dopo indossa i guanti?
Ciao e complimenti!
Al primo intervento, spinale ma sveglio... Ai successivi (purtroppo per colpa mia...) spinale ma anche un bel sedativo: niente trapani, lime o quel che era, chiacchere ironiche...
Per esperienza diretta so che i punti di sutura interni possono essere di due tipi, che non sapendo il nome tecnico chiamerò permanenti e temporanei.
Quelli temporanei si sciolgono dopo un certo tempo (mesi, parecchi).
Quelli permanenti invece non si sciolgono, ed è possibile che a distanza di anni si aggreghino in una specie di 'cisti' che può dare fastidio. Nel mio caso sono passati circa 16 anni dall'intervento a quando ho dovuto rioperarmi per togliere un maletto ammasso di punti che dava parecchio fastidio...
Adesso WeWee mi sgrida e da la spiegazione giusta... :-)))
Questo dipende dall'operatore (o dal primario...), ricordo qualche anno fa i cesarei fatti con il sottofondo musicale scelto dalla paziente o con CD creati apposta, da qualche anno lavoro in un ospedale molto più "freddo" ed il silenzio è legge...
Wewee a quando un bel post sulla medicina difensiva?
E' in programma da tempo. Ho diluito (omeopaticamente) la sua realizzazione perchè si tratta di un argomento che mi fa infervorare non poco...e non voglio scrivere sciocchezze.
Cosa succede ai punti di sutura interni?
Si riassorbono, ma in tempi molto più lunghi di quelli riassorbibili usati per la cute (questi in un mese al massimo, quelli interni anche 6 mesi-1 anno).
Perché il chirurgo si lava estremamente bene le mani, visto che dopo indossa i guanti?
Perchè i guanti sono "porosi" (nell'ordine dei micron naturalmente) e si possono sempre rompere o bucare (anzi, il buco da "pizzicata dell'ago" non è nemmeno una rarità assoluta).
Ricordo chiaramente quando partorì mia moglie (parto non semplice) vedevo gente che entrava e che usciva dalla sala parto come in un bar. Ovviamente la mia ansia aumentata nel vedere queste persone entrare ed uscire. Alla fine tutto è andato bene ma per capire cosa è accaduto ho dovuto interrogare ogni singola persona che aveva "assistito".
Schematicamente: la donna in travaglio va accolta, visitata, controllata ed assistita dall'ostetrica di turno (che chiaramente dovrebbe aggiornare il medico di turno del ricovero, della situazione, di particolarità legate a quella paziente).
Se tutto è fisiologico sarà la stessa ostetrica ad occuparsi del travaglio (ciò non toglie che il medico può, anzi dovrebbe aggiornarsi sulle condizioni della partoriente).
Se al contrario ci sono problemi, patologie o l'ostetrica ha dei dubbi sarà il medico a prendere in carico la paziente (sempre con l'assistenza dell'ostetrica e del resto del personale di reparto, naturalmente).
Al momento del parto è lo stesso. Ostetrica se è tutto fisiologico (mentre il medico sta in attesa dell'epletamento), medico se subentra qualche problema.
Il "via vai" in sala parto è abbastanza normale e non so fino a che punto evitabile, ci sono mille piccoli "lavoretti" da fare mentre una donna sta partorendo, dalla preparazione di farmaci agli strumenti, teli e così via. In realtà sarebbe ideale la presenza di medico, ostetrica ed infermiera.
Ricordo chiaramente quando partorì mia moglie (parto non semplice) vedevo gente che entrava e che usciva dalla sala parto come in un bar.
Potrebbe essere "normale" caos lavorativo (proprio ieri dove lavoro io c'era una situazione da campo di battaglia, 5 parti contemporanei non sono facili da gestire quando in tutto il reparto ci sono 3 medici presenti e la confusione era tantissima) come potrebbe essere stata proprio una conseguenza del "parto difficile". Per non allarmare nessuno a volte c'è un po' di movimento poichè tutti sanno cosa devono fare (chiamare aiuto, chiamare un medico, l'anestesista o altro) e non hanno bisogno di "parlare", si percepisce solo un gran caos...
L'abitudine del medico "personale" che assiste la paziente al momento del parto "sorpassando" chi è di turno è un'abitudine (diffusa) pessima (oltre che un fatto non permesso) e fonte di molti disguidi.
Grazie, bellissimo post!
Francesca
A parte la temperatura polare, col telo davanti, il personale che giustamente faceva il suo lavoro, come paziente alla fine a contare le righe del soffitto mi annoiavo :D :D !! Alla fine avrei sperato nella tv messa sul soffitto, ma mi rendo conto che questo è davvero l'ultimo dei problemi.
Una nota a proposito della fiducia del paziente nel medico. Un paziente che non ha una cultura scientifica nel merito, come il sottoscritto, non può fare altro che fidarsi. Se poi il medico ha passato gli esami copiando, il concorsi con raccomandazione, e poi segue qualche teoria poco scientifica a lui non è dato saperlo; si vede solo uno col camice bianco. Di qui spesso la diffidenza che ci anima.
Hai altre notizie di cose del genere?
Dalle mie parti esiste solo il concetto del medico personale che ti fa partorire dopo averti seguito per mesi (e sai bene cosa intendo) tranne se sta in vacanza ed allora in quel caso chiamerà uno di fiducia. Dal mio punto di vista avere un medico che ti segue non è poi così male perchè immagino che chi deve partorire riesce a stare più serena se vede accanto a se una persona conosciuta. Ma resta il fatto che diversamente non mi sono mai informato su quale doveva essere il percorso per giungere in sala parto senza un medico di fiducia.
Magari in un prossimo post se sei così gentile ci illumini sulla frequenza dei controlli, sull'utilità di certe analisi più o meno invasive, etc... Almeno per farci capire quando possiamo evitare spese inutili.
In programma per la "storia della medicina" ci sarebbe proprio un articolo su quella dell'anestesia...
Di qui spesso la diffidenza che ci anima.
La diffidenza non è un bel sentimento, la voglia di chiarezza sì. Un medico che non sa spiegare quello che dice e che parla "solo" in termini tecnici non si mette dalla parte del paziente e visto che per me i medici esistono per essere dalla parte del paziente (esistono altre parti?) la chiarezza e le spiegazioni sono sempre dovute.
Certo è che non si giudica il medico per il suo carattere o se è poco gentile o corre sempre. Posso garantire che a volte non ho nemmeno il tempo di farmi la barba e questo mi impedisce a volte di dedicare il tempo che vorrei ad ogni persona.
Oltre a questo mettiamoci il fatto che oggi le "aziende" (gli ospedali sono ormai aziende, in tutti i sensi) sfruttano ogni minuto per la produzione di lavoro e dedicare tempo al paziente a quanto pare "non produce lavoro".
Un esempio: per le visite ambulatoriali l'USL ha deciso che ognuna deve durare 15 minuti, dalla medicazione al tumore, 15 minuti. Inutili le richieste di allargare almeno un po' questa finestra di tempo. In 15 minuti hai poco da perderti in chiacchiere e convenevoli, diventi una macchinetta e devi sperare pure che non ti sfugga nulla nella fretta di chiudere la visita.
Perchè così poco tempo?
Per non allungare le liste d'attesa.
Sarà pure giusto...
ricordo poi dopo essere stato intubato che ho sentito il primo flusso d'aria, poi più niente
In molti raccontano esperienze simili, alcuni hanno solo dei ricordi vaghi, altri *credono* di essersi svegliati ma non è così (raccontano cose che non sono avvenute), altri ancora ricordano delle voci in sottofondo. Quasi sempre comunque i ricordi sono legati ai secondi appena precedenti all'"addormentamento" o subito dopo il risveglio...quando il paziente mantiene una coscienza.
Dalle mie parti esiste solo il concetto del medico personale che ti fa partorire dopo averti seguito per mesi
Lo so benissimo. Ho lavorato in mezza Italia ed in Europa e le differenze da un luogo all'altro sono abissali.
In certe zone del sud ad esempio, le donne in gravidanza non sanno nemmeno che possono essere seguite gratuitamente in ospedale (eseguendo anche esami del sangue ed ecografie gratuite, esenti dal ticket) per tutta la gravidanza e spendono patrimoni in visite private, infiniti (ed inutili) esami a pagamento ed ecografie carissime.
Comunque un articolo sul parto lo sto preparando, tratterà dei "parti alternativi" ma posso pure approfittare per informare su altri aspetti legati alla gravidanza...
è veramente molto interessante e apre un mondo visto sempre in fiction a noi comuni mortali dal punto di vista di un operatore reale.
Una curiosità che ho sempre avuto è sapere come si "riuniscono" eventuali grossi vasi che debbano essere tagliati per l'asportazione di organi o masse, o che si siano lacerati per un trauma.
Si usa ago e filo anche lì? Detta in modo semplicistico, come ricolleghi due tubi evitando che perdano?
Considerando tutti gli incidenti che stanno accadendo recentemente nelle sale parto
O forse, considerando tutta l'attenzione che i TG danno a questi eventi! :)
ciao, sono uno studente di medicina residente a genova e ultimamente saltello da una corsia all'altra, da una sala a un'altra... non so cosa mi riserva il futuro perché devo ancora chiarirmi le idee per quel che riguarda la specialità, quindi sto tastando il terreno per decidermi (almeno) tra chirurgica e medica....
in questi anni ho quindi assistito a svariati interventi, l'ultimo dei quali, purtroppo effettuato su una parente di una mia amica, durato ben 11 ore! (era un timoma infiltrato in ogni formazione del mediastino e che aveva raggiunto persino l'atrio destro...)
posso quindi dire che ogni cosa scritta da weewee è vera. sacrosanta. a volte il chirurgo sbaglia, e a volte si trova davanti a stituazioni totalmente impreviste, non diagnosticabili da tac, eco o rx. certo, esistono gli incapaci però (si spera) di strada ne fanno poca.
un appunto solamente. il controllo delle garze (a quanto ho visto io) viene effettuato in questo modo: si prendono le garze a pacchi di 5, vengono contate dalla "ferrista" sotto il controllo del chirurgo (nel caso specifico era uno specializzando). una volta usate sono ricontate e divise per gruppi di 5 già durante l'operazione. non solo alla fine. penso che però ciò vari in base alla durata dell'intervento. io ho visto chirurgia toracica e addominale (dove è semplicissimo perdere QUALSIASI COSA) che comportano sovento un elevato uso sia di ferri sia di garze, tamponi, ecc...
bell'articolo, complimenti, ti seguo sempre con piacere e, se posso, ti linko volentieri ai miei contatti di medicina (e non).
ciao!
Sì, si usa ago e filo (a volte delle clips metalliche). Parliamo di grossi vasi, quelli molto piccoli li puoi "coagulare" con l'elettrobisturi, ma non complico la spiegazione.
Se ho capito bene la tua domanda, tu immagini un tubo tagliato a metà del suo decorso e ti chiedi come fare per ricollegarlo (unire di nuovo le due parti). Lo cuci se serve.
A volte non è nemmeno necessario "riunirlo" e basta chiuderne un'estremità perchè il corpo forma dei "circoli collaterali" cioè altri vasi sanguigni che prendono il posto di quello "chiuso" sostituendone la funzione.
Non so se sono riuscito a spiegarmi...
il controllo delle garze (a quanto ho visto io) viene effettuato in questo modo
Ogni "sala operatoria" ed ogni strumentista ha le sue abitudini (e le sue "manie") ma i conteggi fondamentali sono il primo e l'ultimo. C'è chi preferisce creare gruppi di garze per comodità nel conteggio finale, chi invece preferisce lasciare le garze singole per non "mischiarle" e così via...
Indipendentemente dall'attenzione sono cose che avvengono. Non credo che non parlarne affatto eviti che accadano.
grazie della spiegazione, era quello che intendevo!
@EpSiLoN
Sì, non volevo dire che non accadono, ma che sono sempre accaduti, e che ogni tanto si ha la percezione che le cose vadano sempre peggio perché i TG puntano periodicamente i riflettori sulla cosa. E anche questo non è sempre un male, se serve a mantenere alta la guardia nei confronti del pressapochismo!
Ahah, queste sono cose che chi non "frequenta" l'ambiente non può nemmeno immaginare. Io c'ero.
La colpa è *sempre* dell'aiuto (cit.).
I miei lividi nelle mani da colpi di valva e le considerazioni sulle mie capacità mentali sono parte della carriera di ogni medico da sala operatoria.
:D
Grazie :)
@WeWee
Hai letto l'ultimo numero di Focus?
C'è una articolo che riguarda le operazioni chirurgiche non strettamente necessarie, come ad esempio levare le tonsille e parti cesarei.
Se per caso (o anche volontariamente ... :) ) lo leggi, puoi dirci cosa ne pensi?
Quando parlano di malasanita' perche' si sono dimenticati una garza in un paziente, probabilmente 99 su 100 e' accaduto qualcosa di inaspettato nella catena dei controlli. Suona diversamente da "negligenza".
Umh, l'ultimo che ho letto era quello sulle "fobie"...domani vado a vedere...
Non pensavo che ci fosse tutta questa attenzione per le garze.
C'è, eccome, quando un "conteggio" non corrisponde si scatena una ricerca spasmodica, si va a cercare persino nella spazzatura.
Ma se queste garze sono un "problema" perchè non si fanno con materiale che si assorbe?
Costerebbe tantissimo (le garze sono di semplice cotone bianco) ed in un'epoca di "ristrettezze" non so fino a che punto sia possibile...ma devo dirti...sai che hai avuto un'idea non male?
(perchè non la brevetti?)
;)
Corro subito!:-)
Di solito, salvo casi in cui non vi sia alcun dubbio sulla causa del decesso, viene effettuata unì'autopsia.
ottimomassimo ha risposto bene, io completo.
Se la morte è certa si interrompe l'intervento chiudendo ogni incisione, poi si procede agli accertamenti legali (registrazione cardiografica ed elettroencefalografica per diverse ore + altri parametri vitali come il controllo della presenza di pressione arteriosa). In caso fosse confermata la morte si trasferisce in obitorio. In caso di dubbi sul decesso o provvedimenti giudiziari può essere effettuata l'autopsia.
Dei miei amici stranieri vivevano in Lombardia quando si sono accorti di aspettare un figlio.
Allora vanno all'ospedale per le visite e quasi si scandalizzano perché non hanno controllato se la gravidanza era extrauterina.
Al loro paese infatti è un controllo che fanno sempre e comunque all'inizio della gravidanza.
Mentre sembra che in italia si faccia solo se ci sono problemi (col contorno del medico che ha detto "ma che problema c'è? è così giovane, così bella..")
Mi piacerebbe sapere se davvero è un controllo superfluo o se è corretto farlo sempre.
Per rispondere servirebbero pagine...
Anche il termine "sutura interna" è troppo generico, dipende dal tipo di intervento, dalla funzione della sutura e da tante altre cose. Nel caso che citi probabilmente ti riferisci alla sutura che è effettuata sull'incisione che serve a raggiungere il sacco lacrimale, in questo caso si tratta di piccolissimi punti di sutura riassorbibili (che si "sciolgono" in poche settimane) e che non lasciano residui, alcuni chiudono il sacco lacrimale, altri la mucosa nasale. Sono punti "normali" anche se spesso quelli "esterni" (sul lato del naso) possono essere "non riassorbibili" e quindi da asportare dopo un certo periodo di tempo.
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